mercoledì 24 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
Risoluzione del Parlamento europeo sull'Eritrea - 2002
P5_TA(2002)0070
Diritti dell'uomo: Eritrea
Risoluzione del Parlamento europeo sull'Eritrea
Il Parlamento europeo,
– vista la dichiarazione della Presidenza dell'Unione europea la quale esprime la sua preoccupazione per "l'incarcerazione di un certo numero di personalità conosciute, fautrici di riforme democratiche",
– vista la dichiarazione del Consiglio il quale esprime la sua preoccupazione per la deriva autoritaria del paese,
A. considerando che nel 1991, anno in cui l'Eritrea ha ottenuto l'indipendenza dall'Etiopia, il Presidente Issaias ha iniziato il suo mandato con passi incoraggianti verso la democrazia e con il proprio stile di vita modesto, ma ha poi governato il paese con un pugno di ferro non permettendo alcuna opposizione politica mentre il PFDJ (Fronte Popolare per la democrazia e la giustizia) è l'unico partito ufficiale riconosciuto dal governo,
B. ricordando che il parlamento eritreo, composto al cento per cento da deputati aderenti al PFDJ ha recentemente deciso di proibire la formazione di partiti politici nel paese,
C. preoccupato per le violazioni dei diritti umani caratterizzate tra l'altro da arresti di personalità politiche e di giornalisti,
D. preoccupato per l'arresto di alcuni oppositori eritrei, tra cui 11 ex membri del governo,
E. considerando la messa al bando della stampa indipendente e l'arresto di numerosi giornalisti avvenuto dopo il settembre 2001,
F. considerando che nel 1997 è stata adottata una costituzione che prevedeva l'istituzione delle libertà civili, ma che non è mai stata attuata,
G. deplorando che dieci anni dopo l'indipendenza il Presidente Issaias non ha ancora legittimato la sua posizione mediante il normale processo elettorale democratico e che le prime elezioni parlamentari del paese, previste per il dicembre 2001, sono state rinviate sine die per motivi di sicurezza,
H. considerando che il crescente dissenso e le sempre più vivaci critiche dell'opinione pubblica al regime hanno avuto quale conseguenza una azione repressiva da parte del governo nei confronti degli studenti nel mese di Agosto 2001 - due studenti sono morti in prigionia nel deserto - e ha raggiunto il culmine nel settembre 2001 quando il governo ha ordinato l'arresto di 11 delle 15 personalità principali del governo e dei partiti (G-15) per avere criticato apertamente il regime in una lettera diffusa in tutto il paese,
I. considerando che dal momento del loro arresto non si sa niente dei prigionieri ma che nell'Assemblea nazionale vengono attualmente discusse le accuse di tradimento nei loro confronti, essenzialmente perché le loro critiche sono state avanzate in un momento "in cui il paese doveva essere unito di fronte alla minaccia dall'Etiopia",
J. deplorando con la massima forza l'espulsione dell'ambasciatore italiano in Eritrea, Antonio Bandini, avvenuta il 28 settembre 2001 in seguito alle proteste ufficiali trasmesse al governo eritreo dagli ambasciatori della UE in merito alle suddette violazioni dei diritti umani e in particolare all'arresto delle 11 personalità del partito principale dell'Eritrea, alla messa al bando degli organi di stampa indipendenti del paese e all'arresto dei giornalisti indipendenti,
K. considerando che tutti gli Stati membri dell'UE hanno ritirato i loro ambasciatori dall'Asmara in seguito all'espulsione dell'ambasciatore italiano e che in una riunione dell'ottobre del 2001 la UE ha espresso le proprie preoccupazioni per i recenti avvenimenti in Eritrea alla luce di ciò che è stato definito una "deriva autoritaria"; considerando che quattro dei diplomatici UE (Germania, Paesi Bassi, Francia e Danimarca) nel frattempo hanno fatto ritorno all'Asmara, ma deplorando che tale ritorno non sia stato coordinato a livello UE,
L. considerando che la pace alle frontiere e all'interno del paese, il rispetto dei diritti umani e la partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica, economica e sociale sono condizioni indispensabili per lo sviluppo economico e umano durevole,
M. considerando che la UE è il principale partner dell'Eritrea in materia di sviluppo e dovrà fornire i finanziamenti indispensabili per la ricostruzione dell'economia del paese distrutta dalla guerra,
1. condanna le violazioni dei diritti umani in Eritrea, in particolare la dura repressione esercitata sugli studenti nell'agosto 2001, nonché l'arresto degli 11 dissidenti e la messa al bando della stampa indipendente nel settembre 2001;
2. chiede la liberazione di tutti i prigionieri politici in generale e delle 11 personalità politiche in particolare, note come G-15, le quali hanno scritto una lettera aperta al Presidente dell'Eritrea con cui criticavano la sua gestione autoritaria del paese;
3. chiede la revoca della messa al bando della stampa indipendente;
4. deplora il rinvio sine die delle prime elezioni parlamentari mai tenute nel paese che erano previste per il dicembre 2001 e chiede l'abrogazione del divieto sui partiti politici, compreso il partito recentemente formato "Fronte democratico di liberazione del popolo eritreo (EPLF-ED) e chiede che venga fissata appena possibile una nuova data per le elezioni legislative che dovranno essere effettuate sotto controllo internazionale;
5. ritiene che questi abusi dei diritti umani costituiscano una flagrante violazione dei principi essenziali di cui all'articolo 9 dell'Accordo di partenariato di Cotonou e giustifichino l'immediata apertura di consultazioni a norma dell'articolo 96 dello stesso accordo;
6. condanna fermamente l'espulsione dell'ambasciatore italiano il 28 settembre 2001 e chiede il suo immediato ritorno;
7. riafferma il suo attaccamento alle libertà fondamentali e alla libertà di espressione compresa la libertà di stampa, alla libertà di associazione compresa la formazione di partiti politici, di sindacati, e di organizzazioni della società civile e al rispetto del principio dell'indipendenza della giustizia;
8. chiede l'organizzazione di una conferenza nazionale inter-eritrea con la partecipazione della varie personalità politiche e dei rappresentanti della società civile allo scopo di trovare una soluzione all'attuale crisi e di impegnare il paese sulla via della democrazia e dello sviluppo durevole;
9. invita il Consiglio e gli Stati membri della UE ad adottare un'impostazione coordinata in merito alle relazioni con l'Eritrea, a seguire strettamente l'evoluzione della situazione politica del paese e a subordinare la continuazione della cooperazione allo sviluppo della UE a progressi sostanziali in materia di diritti umani e di democratizzazione, in particolare nei settori della libertà di espressione, di stampa e di riunione e dell'effettuazione di elezioni democratiche;
10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo dell'Eritrea, all'Unione africana, al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.
Documento originale su http://www.europarl.europa.eu
domenica 14 marzo 2010
giovedì 11 marzo 2010
venerdì 11 dicembre 2009
LA CARTA DEI CENTO PER IL LIBERO WI-FI
by Guido Scorza, Sergio Maistrello e Raffaele Bianco
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/26/la-carta-dei-cento-per-il-libero-wi-fi/
Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.
Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .
Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.
Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.
Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.
Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.
Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.
Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.
Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/26/la-carta-dei-cento-per-il-libero-wi-fi/
Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.
Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .
Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.
Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.
Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.
Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.
Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.
Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.
Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.
mercoledì 2 dicembre 2009
Shqipëria: Dita e Flamurit, 28 Nentori
28 Nentori, Dita e Flamurit, dita kur 94 vjet me pare, populli shqiptar nga te gjitha trevat realizoi ngjarjen e shumepritur prej gati pese shkeuj, shpalljen e pavaresise. Heroi i Popullit, plaku i mencur dhe politikani i shquar i poppullit shqiptar ngriti flamurin e kuq me shkaben dykrenare, ne Vloren heroike.
Flamuri kuq e zi, i trasheguar nga Heroi Kombetar, princi Gjergj Kastrioti (Skenderbeu), bashkoi ne shekuj zemrat e te gjithe shqiptareve ne nje ideal te perbashket, liria e popullit shqiptar dhe krijimi i njje shteti demokratik te pavarur. Ky ideal i simbolizuar me flamurin kombetar, mbajti te ngrohta zemrat e shqiptareve dhe i dha atij force per te perballuar cdo armik qe cenonte lirine e tij.
"Per rreth flamurit te bashkuar - me nje deshire me nje qellim " kendohet ne hymnin kombetar
Kombi dhe Flamuri Kombetar, nocione simbol te mbijeteses se popullit shqiptar ne shekuj, qe frymezuan sakrifica dhe heroizma te medha te bijve me te mire te popullit shqiptar per te mposhtur me radhe hordhite turke pese shekuj me pare dhe pushtimin nazi-fashist gjate luftes se dyte boterore. Luftrat per liri te popullit shqiptar, nuk reshten pas shpalljes e pavaresise. Ato u ringjallen kunder shtypjes e padrejtesive sociale te regjimit zogist, kunder varferise dhe te drejtes pune, gjendje ne te cilen e kishte cuar vendin mbreti i veteshpallur. Populli shqiptar nuk u gjunjezua e nuk u mposht dhe me guzim ju kundervu mohimit te lirve e te drejtave te njeriut nga diktatura komuniste e cila gjoja ne “emer te popullit” inkriminoi e persekutoi ne menyre cnjerezore mijra te pafajshem.
Sot perkujtojme dhe i perulemi me respekt Flamurit Kombetar. Kjo dite festohet ne Shqiperi, ne Kosove ne Maqedoni, ne Mal te Zi e ne te gjitha viset e banuara nga diaspora shqiptare. Shqiptaret kudo jetojne e punojne jane krenare per prejardhjen e tyre e vazhdojne te kultivojne gjuhen, kulturen, traditat duke mbajtur te gjalle ndjenjen e atdhedashurise e te lirise si idealet me te cmuara.
Perkujtimi i dites se Flamurit nuk eshte vetem dite feste e nderimi per rilindasit e kombit shqiptar, per themeluesit e shtetit te pare shqiptar, per te renet ne luften heroike nacional clirimtare, per te renet ne te gjitha luftrat kunder regjimeve persekutuese e diktatoriale, por ajo pa asnje dyshim eshte edhe dite rflektimi e vleresimi per gjendjen e sotme te vendit e te popullit tone.
Kriza politike dhe varferia ekonomike po thellohen cdo dite e me shume. Korupsioni prej vitesh ka kapur shtetin, institucionet e pavarura dhe nje pjese te medias. Premtimet elektorale mashtruese te disa politikaneve, abuzimi me pushtetin duke perdorur shtetin si instrument pasurimi vetjak ne kuriz te popullit, apatia dhe mos veprimi ne sistemin e drejtesise, korupsioni dhe paftesia ne sistemin aresimor, abuzimi i pa kufi ne sistemin ekonomik shteteror, jane kthyer ne rutine e ne nje “moral” qe te garanton suksesin. Pasi shkelet ligji, kerkesa per venien ne vend te drejtesise, mohoet ne menyre flagrante gjoja ne emer te “ligjit”. Media limitohet, goditet, poshterohet dhe komandohet. Te gjitha keto ndodhin nen nje qeverisje piramidale ku njeshi ne maje te piramides kontrollon dhe mban lidhje direkte deri me bazen e saj, e cila si do qofte eshte shume e ngushte. Eshte pa dyshim nje tentative per rivendosjen e nje regjimi diktatorial.
Por fatkeqesi per popullin eshte kur:
1. Opozita qe proteston kunder sulmohet me shpifje nga “pushteti” dhe bojkoti i saj, me gjithe se ne parim eshte instrument demokratik legjitim, kundershtohet nga nderkombetaret te cilet mbyllin syte perpara rrezikut te diktatures qe po restaurohet dhe korupsionit galopant te shtetareve ose te disa politikaneve.
2. Rihet gazetari kritik qe investgon mbi korrupsionin dhe disa gazetare apo media te tjera ne vend te denimit te dhunes justifikojne direkt ose indirekt, hapur apo me heshtjen e tyre dhunuesin.
3. Protesten popullore paqesore e demokratike kunder shtetit te koruptur me ministra akoma nen hetim, disa “opinioniste” ne menyre percmuese e quajne “turme” qe nuk duhet konsideruar.
4. Kryeministri uzurpator flet nga foltoria e parlamentit (institucion demokratik), kercenon si diktator i plotfuqishem duke perdorur gjuhen me te rendomte e banale te rruges, per te ofenduar jo vetem emrat e vecante qe permendi por te gjithe shoqerine demokratike shqiptare; dhe deputet e tij, ministrat e tij duartrokasin sikurse ndodh rendom ne mbeshtetje te cdo diktatori apo kapomafie.
5. Ata pushtetaret e ata deputet te ardhur ne pushtet me zgjedhje te kontestuara per vjedhje e manipulime, ushtrojne forcen per te mos lejuar transparencen e cila ose i legjitimon ne menyre definitive ose nxjerr ne drite vjedhjen dhe dhunimin e lirise elementare te nje shoqerie demokratike – te shprehur me voten e lire.
6. Perpilohen ligje me efekte selektive e favorizuese vetem per kryeministrin, familiaret e tij dhe nje klan te ngushte rreth tij.
7. Nje mase te madhe qytetaresh shqiptare, ne sensin praktik e konkret i mungon ushqimi jetik, i mungon uji, i mungon energjia, i mungon sherbimi shendetsor, i mungon arsimimi, i mungon puna, i mungon institucioni ku te zgjidhe hallet e tij sepse eshte i koruptuar ne ate shkalle sa edhe masa e aplikimi te korupsionit percaktohet nga afersia me “njeshin”.
8. Mangesite dhe nevojat per mbijetese shfrytezohen ne menyren me cnjerezore per te blere vota kundrejt shperblimeve minimale momentale.
9. Shtetaret vjedhin ne emer te projekteve te medha dhe zeri i akuzes popullore nuk degjohet.
10. Shtetaret vrasin direkt ose indirekt popullsine e pafajshme dhe akuza popullore shperfillet ose mbytet me lloj lloj makjiavelizma, ca administrative e e ca ligjore, te aplikuara perseri ne menyre koruptive; dhe gjykata e prokuroria hesht per paaftesi apo se ka rene pre e pazareve te pista.
11. Aspirata legjitime e lirise se levizjes dhe e integrimit europian, jane ne doren e individeve perfaqsues te institucioneve nderkombetare, te cilet udhehiqen jo nga principe demokratike por nga perkatesia klanore e partiake e tyre si individe, te cilet pranojne te lobojne e te mbeshtesin individe ose grupime klanore shqiptare qe po e cojne vendin drejt shkaterimit, drejt nje neodiktature.
12. Thirjet e pushtetareve me kryeministrin ne krye, sjellja e mediave qe per aresye koruptive i bindet kryeministrit, komentet e pseudo opinionisteve qe i lepihen atij, nuk bejne gje tjeter vecse propogandojne te ndajne popullin shqiptar ne dy grupime kunder njeri tjetrit.
Por populli shqiptar ndergjegjesohet cdo dite e me shume. Ai, asnje here nuk eshte gjunjezuar e nuk eshte mposhtur nga diktaturat apo nga regjime te ngjashme para apo pas viteve '90. Nuk eshte dorezuar as para tallazeve qe tinezisht dhe padrejtesisht, disa kancelari te shteteve te huaja i kane perplasur ne momente te dryshme te historise, e per qellime te mbrapshta. Qendresa e popullit shqiptar eshte mbeshtetur dhe vazhdon te mbeshtetet nga shume shtete miq te sinqerte. Mbeshtetet nga te gjitha institucionet demokratike nderkombetare, nga te gjitha demokracite perendimore, dhe nga shume organizata te demokratikes qe vigjelojne mbi zhvillimet demokratike e mbi mbrojtjen e te drejtave te njeriut.
Ndergjegjia kombetare e popullit Shqiptar, ideali universal per liri e demokraci mbeten aspirata te pa negociueshme te cilat perbejne njekohesisht identitetin e tij historik dhe identitetin e te te ardhmes se tij ne familjen e madhe te europes demokratike. Shqiptaria si virtyt i identitetit kombetar te mbare popullit shqiptar i cili deshiron te jetoje ne liri dhe ne demokraci, ka qendruar ne menyre konseguente mbi ndasite krahinore, fetare, partiake e te cdo lloji tjeter qe ndokush kerkon te realizoje ne menyre artificiale. Prandaj dita e Flamurit nuk eshte nje feste perkujtimore por njeherazi eshte edhe nje dite angazhimi per te vazhduar qendresen dhe luften, me cdo mjet demokratik, kunder neodiktatures, kunder uzurpimit te Shtetit nga krimi i organizuar dhe korupsioni, per forcimin e shtetit te se drejtes, shtetit te lirive demokratike dhe te te drejtave te njeriut.
Poshte diktatura
Rrofte Dita e Flamurit
Rrofte Populli Shqiptar liridashes
Flamuri kuq e zi, i trasheguar nga Heroi Kombetar, princi Gjergj Kastrioti (Skenderbeu), bashkoi ne shekuj zemrat e te gjithe shqiptareve ne nje ideal te perbashket, liria e popullit shqiptar dhe krijimi i njje shteti demokratik te pavarur. Ky ideal i simbolizuar me flamurin kombetar, mbajti te ngrohta zemrat e shqiptareve dhe i dha atij force per te perballuar cdo armik qe cenonte lirine e tij.
"Per rreth flamurit te bashkuar - me nje deshire me nje qellim " kendohet ne hymnin kombetar
Kombi dhe Flamuri Kombetar, nocione simbol te mbijeteses se popullit shqiptar ne shekuj, qe frymezuan sakrifica dhe heroizma te medha te bijve me te mire te popullit shqiptar per te mposhtur me radhe hordhite turke pese shekuj me pare dhe pushtimin nazi-fashist gjate luftes se dyte boterore. Luftrat per liri te popullit shqiptar, nuk reshten pas shpalljes e pavaresise. Ato u ringjallen kunder shtypjes e padrejtesive sociale te regjimit zogist, kunder varferise dhe te drejtes pune, gjendje ne te cilen e kishte cuar vendin mbreti i veteshpallur. Populli shqiptar nuk u gjunjezua e nuk u mposht dhe me guzim ju kundervu mohimit te lirve e te drejtave te njeriut nga diktatura komuniste e cila gjoja ne “emer te popullit” inkriminoi e persekutoi ne menyre cnjerezore mijra te pafajshem.
Sot perkujtojme dhe i perulemi me respekt Flamurit Kombetar. Kjo dite festohet ne Shqiperi, ne Kosove ne Maqedoni, ne Mal te Zi e ne te gjitha viset e banuara nga diaspora shqiptare. Shqiptaret kudo jetojne e punojne jane krenare per prejardhjen e tyre e vazhdojne te kultivojne gjuhen, kulturen, traditat duke mbajtur te gjalle ndjenjen e atdhedashurise e te lirise si idealet me te cmuara.
Perkujtimi i dites se Flamurit nuk eshte vetem dite feste e nderimi per rilindasit e kombit shqiptar, per themeluesit e shtetit te pare shqiptar, per te renet ne luften heroike nacional clirimtare, per te renet ne te gjitha luftrat kunder regjimeve persekutuese e diktatoriale, por ajo pa asnje dyshim eshte edhe dite rflektimi e vleresimi per gjendjen e sotme te vendit e te popullit tone.
Kriza politike dhe varferia ekonomike po thellohen cdo dite e me shume. Korupsioni prej vitesh ka kapur shtetin, institucionet e pavarura dhe nje pjese te medias. Premtimet elektorale mashtruese te disa politikaneve, abuzimi me pushtetin duke perdorur shtetin si instrument pasurimi vetjak ne kuriz te popullit, apatia dhe mos veprimi ne sistemin e drejtesise, korupsioni dhe paftesia ne sistemin aresimor, abuzimi i pa kufi ne sistemin ekonomik shteteror, jane kthyer ne rutine e ne nje “moral” qe te garanton suksesin. Pasi shkelet ligji, kerkesa per venien ne vend te drejtesise, mohoet ne menyre flagrante gjoja ne emer te “ligjit”. Media limitohet, goditet, poshterohet dhe komandohet. Te gjitha keto ndodhin nen nje qeverisje piramidale ku njeshi ne maje te piramides kontrollon dhe mban lidhje direkte deri me bazen e saj, e cila si do qofte eshte shume e ngushte. Eshte pa dyshim nje tentative per rivendosjen e nje regjimi diktatorial.
Por fatkeqesi per popullin eshte kur:
1. Opozita qe proteston kunder sulmohet me shpifje nga “pushteti” dhe bojkoti i saj, me gjithe se ne parim eshte instrument demokratik legjitim, kundershtohet nga nderkombetaret te cilet mbyllin syte perpara rrezikut te diktatures qe po restaurohet dhe korupsionit galopant te shtetareve ose te disa politikaneve.
2. Rihet gazetari kritik qe investgon mbi korrupsionin dhe disa gazetare apo media te tjera ne vend te denimit te dhunes justifikojne direkt ose indirekt, hapur apo me heshtjen e tyre dhunuesin.
3. Protesten popullore paqesore e demokratike kunder shtetit te koruptur me ministra akoma nen hetim, disa “opinioniste” ne menyre percmuese e quajne “turme” qe nuk duhet konsideruar.
4. Kryeministri uzurpator flet nga foltoria e parlamentit (institucion demokratik), kercenon si diktator i plotfuqishem duke perdorur gjuhen me te rendomte e banale te rruges, per te ofenduar jo vetem emrat e vecante qe permendi por te gjithe shoqerine demokratike shqiptare; dhe deputet e tij, ministrat e tij duartrokasin sikurse ndodh rendom ne mbeshtetje te cdo diktatori apo kapomafie.
5. Ata pushtetaret e ata deputet te ardhur ne pushtet me zgjedhje te kontestuara per vjedhje e manipulime, ushtrojne forcen per te mos lejuar transparencen e cila ose i legjitimon ne menyre definitive ose nxjerr ne drite vjedhjen dhe dhunimin e lirise elementare te nje shoqerie demokratike – te shprehur me voten e lire.
6. Perpilohen ligje me efekte selektive e favorizuese vetem per kryeministrin, familiaret e tij dhe nje klan te ngushte rreth tij.
7. Nje mase te madhe qytetaresh shqiptare, ne sensin praktik e konkret i mungon ushqimi jetik, i mungon uji, i mungon energjia, i mungon sherbimi shendetsor, i mungon arsimimi, i mungon puna, i mungon institucioni ku te zgjidhe hallet e tij sepse eshte i koruptuar ne ate shkalle sa edhe masa e aplikimi te korupsionit percaktohet nga afersia me “njeshin”.
8. Mangesite dhe nevojat per mbijetese shfrytezohen ne menyren me cnjerezore per te blere vota kundrejt shperblimeve minimale momentale.
9. Shtetaret vjedhin ne emer te projekteve te medha dhe zeri i akuzes popullore nuk degjohet.
10. Shtetaret vrasin direkt ose indirekt popullsine e pafajshme dhe akuza popullore shperfillet ose mbytet me lloj lloj makjiavelizma, ca administrative e e ca ligjore, te aplikuara perseri ne menyre koruptive; dhe gjykata e prokuroria hesht per paaftesi apo se ka rene pre e pazareve te pista.
11. Aspirata legjitime e lirise se levizjes dhe e integrimit europian, jane ne doren e individeve perfaqsues te institucioneve nderkombetare, te cilet udhehiqen jo nga principe demokratike por nga perkatesia klanore e partiake e tyre si individe, te cilet pranojne te lobojne e te mbeshtesin individe ose grupime klanore shqiptare qe po e cojne vendin drejt shkaterimit, drejt nje neodiktature.
12. Thirjet e pushtetareve me kryeministrin ne krye, sjellja e mediave qe per aresye koruptive i bindet kryeministrit, komentet e pseudo opinionisteve qe i lepihen atij, nuk bejne gje tjeter vecse propogandojne te ndajne popullin shqiptar ne dy grupime kunder njeri tjetrit.
Por populli shqiptar ndergjegjesohet cdo dite e me shume. Ai, asnje here nuk eshte gjunjezuar e nuk eshte mposhtur nga diktaturat apo nga regjime te ngjashme para apo pas viteve '90. Nuk eshte dorezuar as para tallazeve qe tinezisht dhe padrejtesisht, disa kancelari te shteteve te huaja i kane perplasur ne momente te dryshme te historise, e per qellime te mbrapshta. Qendresa e popullit shqiptar eshte mbeshtetur dhe vazhdon te mbeshtetet nga shume shtete miq te sinqerte. Mbeshtetet nga te gjitha institucionet demokratike nderkombetare, nga te gjitha demokracite perendimore, dhe nga shume organizata te demokratikes qe vigjelojne mbi zhvillimet demokratike e mbi mbrojtjen e te drejtave te njeriut.
Ndergjegjia kombetare e popullit Shqiptar, ideali universal per liri e demokraci mbeten aspirata te pa negociueshme te cilat perbejne njekohesisht identitetin e tij historik dhe identitetin e te te ardhmes se tij ne familjen e madhe te europes demokratike. Shqiptaria si virtyt i identitetit kombetar te mbare popullit shqiptar i cili deshiron te jetoje ne liri dhe ne demokraci, ka qendruar ne menyre konseguente mbi ndasite krahinore, fetare, partiake e te cdo lloji tjeter qe ndokush kerkon te realizoje ne menyre artificiale. Prandaj dita e Flamurit nuk eshte nje feste perkujtimore por njeherazi eshte edhe nje dite angazhimi per te vazhduar qendresen dhe luften, me cdo mjet demokratik, kunder neodiktatures, kunder uzurpimit te Shtetit nga krimi i organizuar dhe korupsioni, per forcimin e shtetit te se drejtes, shtetit te lirive demokratike dhe te te drejtave te njeriut.
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Albania: Giornata della Bandiera, 28 Novembre
by Mr.G and Lady Eagle, 28 novembre 2009
28 Novembre, Giorno della Bandiera, il giorno in cui 94 anni fa, il popolo albanese ha realizzato l'evento tanto atteso da molti secoli, l'acclamazione dell'indipendenza. L'eroe del Popolo, Isamil Qemali, saggio e fautore dell’indipendenza dell’Albania, ha innalzato la bandiera rossa con l'aquila a due teste nell'eroica Valona.
La bandiera rosso-nera, ereditata dall'eroe Nazionale, il principe di Krujë, Gjergj Kastriot Skenderbeu, ha unito i cuori di tutti gli albanesi con un ideale comune per la libertà del popolo albanese e la creazione di uno stato indipendente. La Nazione simboleggiata dalla bandiera, ha riscaldato gli animi degli albanesi e ha dato loro la forza per affrontare ogni nemico che potesse minacciarla.
"Uniti attorno alla bandiera con un unico desiderio e obiettivo" si canta nel nostro inno.
La Nazione e la Bandiera, simboli della sopravvivenza del popolo albanese nei secoli, hanno ispirato atti eroici e richiesto sacrifici dei migliori figli della Madre Albania per sconfiggere i turchi e per la lotta contro l'occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale. Le lotte per la libertà non si sono fermate dopo la proclamazione dell'indipendenza nel 1912. Si sono risvegliate contro la pressione e le ingiustizie del regime del re Zog, contro la povertà e le violazioni dei diritti dei lavoratori, condizioni verificatesi a causa del malgoverno dell'auto-proclamato re. Il popolo albanese non si è mai inginocchiato, con coraggio e determinazione ha lottato anche contro la negazione della libertà e dei diritti umani durante la dittatura comunista repressiva di Enver Hoxha, la quale "in nome del popolo" ha perseguitato, incriminato e infine eliminato migliaia di persone in modo barbaro.
Oggi ricordiamo e ci inchiniamo con rispetto difronte alla Bandiera Nazionale. Questa memorabile giornata si festeggia in Albania, nel Kosova, in Macedonia, nel Montenegro e in tutti i paesi dove vive fiera la diaspora albanese. Sì, fieri, perché gli Albanesi vivono lavorando con fierezza della propria origine e continuano a coltivare la tradizione tendo viva la lingua, la cultura, l'amore per la patria e la libertà, considerandoli come ideali inalienabili.
La commemorazione della Giornata della Bandiera non è solo una giornata di festa, di rispetto per la rinascita della nazione, per i fondatori dell'originario Stato Albanese, per i caduti durante l'eroica guerra della liberazione nazionale, per i caduti di tutte le guerre contro i regimi dittatoriali, ma senza alcun dubbio è anche una giornata di riflessione e valutazione delle condizioni attuali del paese e del nostro popolo. Abbiamo realmente lasciato alle spalle le lotte e le guerre per l'indipendenza?
La crisi economica e la povertà stanno diventando sempre più forti. La corruzione ha intaccato lo Stato, le più alte istituzioni pubbliche e anche i media. Le ingannevoli promesse elettorali di alcuni politici, l'abuso di potere utilizzando lo Stato come strumento di ricchezza personale a discapito del popolo, l'apatia e l'inadempienza del sistema legale, la corruzione e l'inadeguatezza nel sistema formativo, l'abuso infinito del sistema economico statale da parte dei potenti si è ormai trasformato in una routine con una base "etica" che garantisce il successo solo a pochi. I media vengono limitati, colpiti, umiliati e censurati. Tutto questo avviene in un governo piramidale dove il vertice controlla le redini di tutto il paese. E' senza dubbio un tentativo per imporre un sistema di regime dittatoriale.
-Soprusi nei confronti della popolazione è quando:
1. L'opposizione legittimamente protesta in modo democratico, ma viene attaccata con false accuse dal governo e viene emarginata anche dall'occidente. I paesi sviluppati chiudono un occhio difronte al rischio concreto di una nascita di un governo di tipo dittatoriale e rimangono in silenzio davanti alla corruzione che intacca il sistema e i politici.
2. Il giornalista investigativo che pubblica corruzione dei potenti e fondi neri dei politici viene aggredito brutalmente; giornalisti e media governativi anziché condannare la violenza, censurano l'accaduto o peggio ancora giustificano il pestaggio.
3. Alcuni opinionisti chiamano "massa" da non prendere in considerazione, la pacifica e democratica manifestazione popolare contro il governo corrotto costituito da ministri sotto indagine.
4. Il primo Ministro usurpatore Sali Berisha, si impossessa del parlamento, una istituzione democratica, per lanciare le sue minaccia come un dittatore, utilizzando un linguaggio volgare e inappropriato per offendere i nominativi di singole personalità, imbarazzando tutto il popolo albanese davanti al mondo; i suoi ministri e sostenitori filo-governativi plaudono invece come si fa con ogni dittatore e capomafia.
5. Quei ministri e deputati, finiti al governo grazie a controverse elezioni, manipolatori, usurpatori di potere, continuano a negare trasparenza sulle elezioni lasciando dubbi di brogli elettorali e contemporaniamente privando con violenza la libertà elementare di un popolo democratico ad avere un legittimo governo scelto liberamente.
6. Vengono create leggi a favore del Primo ministro, della sua famiglia e di un ristretto clan; sembra una struttura piramidale gerarchica di tipo mafiosa (leggi ad personam che qui in Italia ci ricordano qualcuno).
7. Ad una gran parte del popolo albanese mancano generi di prima necessità come acqua, energia elettrica, servizi sanitari, istruzione, lavoro, servizi sociali; manca un'istituzione che salvaguardia le fasce più debole, l'unica cosa che cresce ormai è la corruzione che ha raggiunto livelli spaventosi.
8. Compravendita di voti elettorali vengono praticati da sciacalli sfruttando la necessità di sopravvivenza dei disperati in cambio di miseri servizi e beni aleatori.
9. Lo stato rapina in nome di grandi progetti mai compiuti e la voce sofferente del popolo non viene ascoltata
10. Lo stato uccide il popolo, in modo diretto o indiretto; le accuse mosse contro il governo invece vengono soffocate o denigrate con metodi machiavellici a volte amministrativi ed altre volte legislativi, che vengono imposte da potenti attraverso la corruzione; ecco allora che procure e tribunali rimangono in silenzio poiché probabilmente finiti nei libri paga.
11. Le proclamazioni del governo, i comportamenti di alcuni media corrotti che lo sostengono il primo ministro, gli opinionisti leccapiedi, non fanno altro che divulgare la propaganda governativa con l'obiettivo di frazionare e indebolire il popolo albanese.
Ma il popolo acquisisce coscienza giorno dopo giorno. Non si è mai inginocchiato o umiliato difronte a nessun regime dittatoriale, né prima e né dopo gli anni '90. La stabilità del popolo albanese è stata ed è tuttora appoggiata da molti stati esteri che si mostrano amici sinceri. Questa solida base del popolo albanese viene rinforzata da tutte le istituzioni internazionali, dall'occidente e da molte organizzazioni democratiche che vigilano sullo sviluppo della democrazia e difendono i diritti umani.
La coscienza nazionale del popolo albanese, gli ideali universali per la democrazia e la libertà, rimangono aspirazioni non negoziabili che ne fanno l'identità storica del passato e del futuro nella grande famiglia europea. "Shqiptaria", l'essere albanese, è una virtù dell'identità nazionale di un popolo che vuole vivere in libertà e democrazia, che è rimasta intatta e al disopra della separazione regionale, religiosa, politica o qualunque altra divisione che alcuni vogliono creare in modo del tutto artificioso.
Ecco perché la Giornata della Bandiera non è solo una giornata di commemorazione ma anche di attivissimo per la stabilità e la lotta, con ogni mezzo democratico, contro la neo-dittatura, contro l'usurpazione dello stato per mano della criminalità organizzata e della corruzione, e a favore dello stato di diritto, di legalità e di libertà.
Viva la Giornata della Bandiera!
Viva il Popolo Albanese!!!
La bandiera rosso-nera, ereditata dall'eroe Nazionale, il principe di Krujë, Gjergj Kastriot Skenderbeu, ha unito i cuori di tutti gli albanesi con un ideale comune per la libertà del popolo albanese e la creazione di uno stato indipendente. La Nazione simboleggiata dalla bandiera, ha riscaldato gli animi degli albanesi e ha dato loro la forza per affrontare ogni nemico che potesse minacciarla.
"Uniti attorno alla bandiera con un unico desiderio e obiettivo" si canta nel nostro inno.
La Nazione e la Bandiera, simboli della sopravvivenza del popolo albanese nei secoli, hanno ispirato atti eroici e richiesto sacrifici dei migliori figli della Madre Albania per sconfiggere i turchi e per la lotta contro l'occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale. Le lotte per la libertà non si sono fermate dopo la proclamazione dell'indipendenza nel 1912. Si sono risvegliate contro la pressione e le ingiustizie del regime del re Zog, contro la povertà e le violazioni dei diritti dei lavoratori, condizioni verificatesi a causa del malgoverno dell'auto-proclamato re. Il popolo albanese non si è mai inginocchiato, con coraggio e determinazione ha lottato anche contro la negazione della libertà e dei diritti umani durante la dittatura comunista repressiva di Enver Hoxha, la quale "in nome del popolo" ha perseguitato, incriminato e infine eliminato migliaia di persone in modo barbaro.
Oggi ricordiamo e ci inchiniamo con rispetto difronte alla Bandiera Nazionale. Questa memorabile giornata si festeggia in Albania, nel Kosova, in Macedonia, nel Montenegro e in tutti i paesi dove vive fiera la diaspora albanese. Sì, fieri, perché gli Albanesi vivono lavorando con fierezza della propria origine e continuano a coltivare la tradizione tendo viva la lingua, la cultura, l'amore per la patria e la libertà, considerandoli come ideali inalienabili.
La commemorazione della Giornata della Bandiera non è solo una giornata di festa, di rispetto per la rinascita della nazione, per i fondatori dell'originario Stato Albanese, per i caduti durante l'eroica guerra della liberazione nazionale, per i caduti di tutte le guerre contro i regimi dittatoriali, ma senza alcun dubbio è anche una giornata di riflessione e valutazione delle condizioni attuali del paese e del nostro popolo. Abbiamo realmente lasciato alle spalle le lotte e le guerre per l'indipendenza?
La crisi economica e la povertà stanno diventando sempre più forti. La corruzione ha intaccato lo Stato, le più alte istituzioni pubbliche e anche i media. Le ingannevoli promesse elettorali di alcuni politici, l'abuso di potere utilizzando lo Stato come strumento di ricchezza personale a discapito del popolo, l'apatia e l'inadempienza del sistema legale, la corruzione e l'inadeguatezza nel sistema formativo, l'abuso infinito del sistema economico statale da parte dei potenti si è ormai trasformato in una routine con una base "etica" che garantisce il successo solo a pochi. I media vengono limitati, colpiti, umiliati e censurati. Tutto questo avviene in un governo piramidale dove il vertice controlla le redini di tutto il paese. E' senza dubbio un tentativo per imporre un sistema di regime dittatoriale.
-Soprusi nei confronti della popolazione è quando:
1. L'opposizione legittimamente protesta in modo democratico, ma viene attaccata con false accuse dal governo e viene emarginata anche dall'occidente. I paesi sviluppati chiudono un occhio difronte al rischio concreto di una nascita di un governo di tipo dittatoriale e rimangono in silenzio davanti alla corruzione che intacca il sistema e i politici.
2. Il giornalista investigativo che pubblica corruzione dei potenti e fondi neri dei politici viene aggredito brutalmente; giornalisti e media governativi anziché condannare la violenza, censurano l'accaduto o peggio ancora giustificano il pestaggio.
3. Alcuni opinionisti chiamano "massa" da non prendere in considerazione, la pacifica e democratica manifestazione popolare contro il governo corrotto costituito da ministri sotto indagine.
4. Il primo Ministro usurpatore Sali Berisha, si impossessa del parlamento, una istituzione democratica, per lanciare le sue minaccia come un dittatore, utilizzando un linguaggio volgare e inappropriato per offendere i nominativi di singole personalità, imbarazzando tutto il popolo albanese davanti al mondo; i suoi ministri e sostenitori filo-governativi plaudono invece come si fa con ogni dittatore e capomafia.
5. Quei ministri e deputati, finiti al governo grazie a controverse elezioni, manipolatori, usurpatori di potere, continuano a negare trasparenza sulle elezioni lasciando dubbi di brogli elettorali e contemporaniamente privando con violenza la libertà elementare di un popolo democratico ad avere un legittimo governo scelto liberamente.
6. Vengono create leggi a favore del Primo ministro, della sua famiglia e di un ristretto clan; sembra una struttura piramidale gerarchica di tipo mafiosa (leggi ad personam che qui in Italia ci ricordano qualcuno).
7. Ad una gran parte del popolo albanese mancano generi di prima necessità come acqua, energia elettrica, servizi sanitari, istruzione, lavoro, servizi sociali; manca un'istituzione che salvaguardia le fasce più debole, l'unica cosa che cresce ormai è la corruzione che ha raggiunto livelli spaventosi.
8. Compravendita di voti elettorali vengono praticati da sciacalli sfruttando la necessità di sopravvivenza dei disperati in cambio di miseri servizi e beni aleatori.
9. Lo stato rapina in nome di grandi progetti mai compiuti e la voce sofferente del popolo non viene ascoltata
10. Lo stato uccide il popolo, in modo diretto o indiretto; le accuse mosse contro il governo invece vengono soffocate o denigrate con metodi machiavellici a volte amministrativi ed altre volte legislativi, che vengono imposte da potenti attraverso la corruzione; ecco allora che procure e tribunali rimangono in silenzio poiché probabilmente finiti nei libri paga.
11. Le proclamazioni del governo, i comportamenti di alcuni media corrotti che lo sostengono il primo ministro, gli opinionisti leccapiedi, non fanno altro che divulgare la propaganda governativa con l'obiettivo di frazionare e indebolire il popolo albanese.
Ma il popolo acquisisce coscienza giorno dopo giorno. Non si è mai inginocchiato o umiliato difronte a nessun regime dittatoriale, né prima e né dopo gli anni '90. La stabilità del popolo albanese è stata ed è tuttora appoggiata da molti stati esteri che si mostrano amici sinceri. Questa solida base del popolo albanese viene rinforzata da tutte le istituzioni internazionali, dall'occidente e da molte organizzazioni democratiche che vigilano sullo sviluppo della democrazia e difendono i diritti umani.
La coscienza nazionale del popolo albanese, gli ideali universali per la democrazia e la libertà, rimangono aspirazioni non negoziabili che ne fanno l'identità storica del passato e del futuro nella grande famiglia europea. "Shqiptaria", l'essere albanese, è una virtù dell'identità nazionale di un popolo che vuole vivere in libertà e democrazia, che è rimasta intatta e al disopra della separazione regionale, religiosa, politica o qualunque altra divisione che alcuni vogliono creare in modo del tutto artificioso.
Ecco perché la Giornata della Bandiera non è solo una giornata di commemorazione ma anche di attivissimo per la stabilità e la lotta, con ogni mezzo democratico, contro la neo-dittatura, contro l'usurpazione dello stato per mano della criminalità organizzata e della corruzione, e a favore dello stato di diritto, di legalità e di libertà.
Viva la Giornata della Bandiera!
Viva il Popolo Albanese!!!
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