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mercoledì 2 dicembre 2009

Albania: Giornata della Bandiera, 28 Novembre


by Mr.G and Lady Eagle, 28 novembre 2009
28 Novembre, Giorno della Bandiera, il giorno in cui 94 anni fa, il popolo albanese ha realizzato l'evento tanto atteso da molti secoli, l'acclamazione dell'indipendenza. L'eroe del Popolo, Isamil Qemali, saggio e fautore dell’indipendenza dell’Albania, ha innalzato la bandiera rossa con l'aquila a due teste nell'eroica Valona.

La bandiera rosso-nera, ereditata dall'eroe Nazionale, il principe di Krujë, Gjergj Kastriot Skenderbeu, ha unito i cuori di tutti gli albanesi con un ideale comune per la libertà del popolo albanese e la creazione di uno stato indipendente. La Nazione simboleggiata dalla bandiera, ha riscaldato gli animi degli albanesi e ha dato loro la forza per affrontare ogni nemico che potesse minacciarla.

"Uniti attorno alla bandiera con un unico desiderio e obiettivo" si canta nel nostro inno.

La Nazione e la Bandiera, simboli della sopravvivenza del popolo albanese nei secoli, hanno ispirato atti eroici e richiesto sacrifici dei migliori figli della Madre Albania per sconfiggere i turchi e per la lotta contro l'occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale. Le lotte per la libertà non si sono fermate dopo la proclamazione dell'indipendenza nel 1912. Si sono risvegliate contro la pressione e le ingiustizie del regime del re Zog, contro la povertà e le violazioni dei diritti dei lavoratori, condizioni verificatesi a causa del malgoverno dell'auto-proclamato re. Il popolo albanese non si è mai inginocchiato, con coraggio e determinazione ha lottato anche contro la negazione della libertà e dei diritti umani durante la dittatura comunista repressiva di Enver Hoxha, la quale "in nome del popolo" ha perseguitato, incriminato e infine eliminato migliaia di persone in modo barbaro.

Oggi ricordiamo e ci inchiniamo con rispetto difronte alla Bandiera Nazionale. Questa memorabile giornata si festeggia in Albania, nel Kosova, in Macedonia, nel Montenegro e in tutti i paesi dove vive fiera la diaspora albanese. Sì, fieri, perché gli Albanesi vivono lavorando con fierezza della propria origine e continuano a coltivare la tradizione tendo viva la lingua, la cultura, l'amore per la patria e la libertà, considerandoli come ideali inalienabili.

La commemorazione della Giornata della Bandiera non è solo una giornata di festa, di rispetto per la rinascita della nazione, per i fondatori dell'originario Stato Albanese, per i caduti durante l'eroica guerra della liberazione nazionale, per i caduti di tutte le guerre contro i regimi dittatoriali, ma senza alcun dubbio è anche una giornata di riflessione e valutazione delle condizioni attuali del paese e del nostro popolo. Abbiamo realmente lasciato alle spalle le lotte e le guerre per l'indipendenza?

La crisi economica e la povertà stanno diventando sempre più forti. La corruzione ha intaccato lo Stato, le più alte istituzioni pubbliche e anche i media. Le ingannevoli promesse elettorali di alcuni politici, l'abuso di potere utilizzando lo Stato come strumento di ricchezza personale a discapito del popolo, l'apatia e l'inadempienza del sistema legale, la corruzione e l'inadeguatezza nel sistema formativo, l'abuso infinito del sistema economico statale da parte dei potenti si è ormai trasformato in una routine con una base "etica" che garantisce il successo solo a pochi. I media vengono limitati, colpiti, umiliati e censurati. Tutto questo avviene in un governo piramidale dove il vertice controlla le redini di tutto il paese. E' senza dubbio un tentativo per imporre un sistema di regime dittatoriale.

-Soprusi nei confronti della popolazione è quando:

1. L'opposizione legittimamente protesta in modo democratico, ma viene attaccata con false accuse dal governo e viene emarginata anche dall'occidente. I paesi sviluppati chiudono un occhio difronte al rischio concreto di una nascita di un governo di tipo dittatoriale e rimangono in silenzio davanti alla corruzione che intacca il sistema e i politici.

2. Il giornalista investigativo che pubblica corruzione dei potenti e fondi neri dei politici viene aggredito brutalmente; giornalisti e media governativi anziché condannare la violenza, censurano l'accaduto o peggio ancora giustificano il pestaggio.

3. Alcuni opinionisti chiamano "massa" da non prendere in considerazione, la pacifica e democratica manifestazione popolare contro il governo corrotto costituito da ministri sotto indagine.

4. Il primo Ministro usurpatore Sali Berisha, si impossessa del parlamento, una istituzione democratica, per lanciare le sue minaccia come un dittatore, utilizzando un linguaggio volgare e inappropriato per offendere i nominativi di singole personalità, imbarazzando tutto il popolo albanese davanti al mondo; i suoi ministri e sostenitori filo-governativi plaudono invece come si fa con ogni dittatore e capomafia.

5. Quei ministri e deputati, finiti al governo grazie a controverse elezioni, manipolatori, usurpatori di potere, continuano a negare trasparenza sulle elezioni lasciando dubbi di brogli elettorali e contemporaniamente privando con violenza la libertà elementare di un popolo democratico ad avere un legittimo governo scelto liberamente.

6. Vengono create leggi a favore del Primo ministro, della sua famiglia e di un ristretto clan; sembra una struttura piramidale gerarchica di tipo mafiosa (leggi ad personam che qui in Italia ci ricordano qualcuno).

7. Ad una gran parte del popolo albanese mancano generi di prima necessità come acqua, energia elettrica, servizi sanitari, istruzione, lavoro, servizi sociali; manca un'istituzione che salvaguardia le fasce più debole, l'unica cosa che cresce ormai è la corruzione che ha raggiunto livelli spaventosi.

8. Compravendita di voti elettorali vengono praticati da sciacalli sfruttando la necessità di sopravvivenza dei disperati in cambio di miseri servizi e beni aleatori.

9. Lo stato rapina in nome di grandi progetti mai compiuti e la voce sofferente del popolo non viene ascoltata

10. Lo stato uccide il popolo, in modo diretto o indiretto; le accuse mosse contro il governo invece vengono soffocate o denigrate con metodi machiavellici a volte amministrativi ed altre volte legislativi, che vengono imposte da potenti attraverso la corruzione; ecco allora che procure e tribunali rimangono in silenzio poiché probabilmente finiti nei libri paga.

11. Le proclamazioni del governo, i comportamenti di alcuni media corrotti che lo sostengono il primo ministro, gli opinionisti leccapiedi, non fanno altro che divulgare la propaganda governativa con l'obiettivo di frazionare e indebolire il popolo albanese.

Ma il popolo acquisisce coscienza giorno dopo giorno. Non si è mai inginocchiato o umiliato difronte a nessun regime dittatoriale, né prima e né dopo gli anni '90. La stabilità del popolo albanese è stata ed è tuttora appoggiata da molti stati esteri che si mostrano amici sinceri. Questa solida base del popolo albanese viene rinforzata da tutte le istituzioni internazionali, dall'occidente e da molte organizzazioni democratiche che vigilano sullo sviluppo della democrazia e difendono i diritti umani.

La coscienza nazionale del popolo albanese, gli ideali universali per la democrazia e la libertà, rimangono aspirazioni non negoziabili che ne fanno l'identità storica del passato e del futuro nella grande famiglia europea. "Shqiptaria", l'essere albanese, è una virtù dell'identità nazionale di un popolo che vuole vivere in libertà e democrazia, che è rimasta intatta e al disopra della separazione regionale, religiosa, politica o qualunque altra divisione che alcuni vogliono creare in modo del tutto artificioso.

Ecco perché la Giornata della Bandiera non è solo una giornata di commemorazione ma anche di attivissimo per la stabilità e la lotta, con ogni mezzo democratico, contro la neo-dittatura, contro l'usurpazione dello stato per mano della criminalità organizzata e della corruzione, e a favore dello stato di diritto, di legalità e di libertà.

Viva la Giornata della Bandiera!
Viva il Popolo Albanese!!!

giovedì 5 novembre 2009

Albania: il bavaglio dell'informazione

by Lady Eagle in collaborazione con Michele. 5/11/2009
Sono passati ormai quasi vent'anni dalla caduta del muro di Berlino e soprattutto della cadauto del Regime Comunista in Albania. Il vento di cambiamento ha portato con sè anche sofferenza, disuguaglianza sociale e conseguentemente esodo di generazioni. Padri e figli ingiottiti dal mare e dalla tempesta, consumati dal freddo e dal caldo nella speranza in un futuro migliore. Generazioni in lotta di sopravvivenza perdute nei fondali marini e mai restituite ai familiari.
Emigrati dall'Albania e discriminati perchè ultimi nella scala sociale, segregati e spogliati di ogni diritto; al loro arrivo privati della loro libertà di movimento, perseguitati per il loro credo religioso e pensiero politica. Tutte violazioni in una terra che credevano migliore e civile. In un occidente dove si professa la libertà di stampa, di comunicazione, di movimento, di pensiero, di espressione e di fede, gli emigrati vedono negati i loro diritti basilari e spesso soggetti a campagne denigratorie proprio dalla stampa libera.
Ormai vent'anni dall'89, ma la bellissima terra delle Aquile è passata dal Regime Comunista ad un Regime Democratico, dal Dittatore Enver Hoxha al dittatore Sali Berisha.
Vent'anni è un tempo ragionevole per cambiare, ma la mia terra è ancora nelle mani di organi "politici autoritari" e del "bavaglio dell'informazione". Dove i ricchi spadroneggiano e gli altri subiscono senza fiatare. Perchè chi parla farà i conti con chi comanda.
A chi viola il "silenzio stampa" imposto de facto, come ha fatto una testata giornalistica di opposizione con ironia e con prove tangibili, viene applicata una sanzioni che prevede anche il divieto di pubblicazione.
Divieto di pubblicazione per 296 giorni solo per aver criticato il governo albanese, come nei peggiori regimi totalitari. Chi, se non la stampa locale deve verificare l'operato dei governanti. I capi del governo e gli amministratori stanno al vertice del paese non per comandare ma per governare. Probabilmente molti dittatori conoscono affondo la sottile differenza semantica tra governo e comando.
Mero Base, editore e fondatore del giornale bandito dalla pubblicazione, spinto dal dovere professionale per il diritto di cronaca, continua con determinazione a raccontare dettagliatamente le sue verità informando clandestinamente sopratutto via web.

L'editore Mero Base è ormai divenuto giornalista che contrasta la politica di Sali Berisha. Il Primo Ministro Berisha è un uomo di potere che sta ai vertici da ormai un vettennio. Primo ministro dal 1992 al 1997, nel opposizione dal 1997 al 2005, nel 2005 divenne primo ministro per la seconda volta. Nelle elezioni contestate del 2009 è risultato vicitore e continua tuttora ad esecitare il suo potere sull'Albania. E' un personaggio controverso, nel settembre 1998 ha preso parte a Tirana nel tentato colpo di stato contro il governo Nano dopo l'uccisione del deputato democratico Azem Hajdari.
Ma ad un personaggio autoritario non basta avere il potere di governo, vuole anche controllare il pensiero dei cittadini e quindi scatta la persecuzione di ogni forma di differenziazione. Si professa il concetto che dice:" Un solo cuore, una sola nazione". Coloro i quali hanno una diversa visione da chi comanda sono nemici del paese.
Ed ecco puntualmente che arrivano le aggressioni verso l'editore Mero Base per mano di Rezart Taçi fatte proprio per intimidire. L'assurdo e che il picchiatore Rezart Taçi è il rispettabilissimo presidente della Taçi Oil, presidente del Klubi Sportiv Gramozi Ersekë (squadra di calcio Albanese), presidente della lega schacchi albanese. Un magnate albanese talmente ricco che ha avuto il pallino di comprarsi il Bologna calcio. Avete capito bene il Bologna FC 1909, che milita nella Serie A italiana. L'80% delle quote azionarie del Bologna sono del patron Rezart Taçi. La Taçi Oil è un'azienda che opera nel settore dell'estrazione petrolifero.
In uno stato autoritario solo coloro che godono dell'ombra protettiva del dittatore possono arricchirsi a discapito dei cittadini. Il patron Rezart Taçi amico fidato del premier Sali Berisha pesta a sangue impunemente l'editore Mero Base.
Sali Berisha publicamente pronuncia parole di condanna contro il gesto di aggressione ma in modo celato vigila sui propri interessi e persegue ogni forma di libertà di stampa ed espressione. In questi giorni un gruppo di giornalisti e attivisti della società civile hanno manifestato davanti all'ufficio del primo ministro per contestare la mancata azione concreta del governo albanese. Ricordo per la cronaca che l'editore Mesa Base fu brutalmente assalito al Bar Capriccio, nel centro di Tirana, quartiere Bllok. L'aggressione selvaggia da parte di Rezart Taçi e delle sue guardie del corpo è durata vari minuto interrotta forse dalla perdità di conoscenza dell'editore. Non c'è niente di umano in questa cattiveria non c'è niente di albanese in questa aggressione. L'albania paese di Maria Terese di Calcutta è un paese di carità e di accoglienza; non deve essere preda di affaristi senza scrupoli.
Fiera di essere nata nella terra delle Aquile, fiera del sangue fiero di un popolo sempre in lotta dico NO a questo governo senza dignità e senza rispetto, dico NO ad uno dei dittatori ancora in piedi, dico NO a quei paesi muti davanti alle atrocità e chiedo voce per un popolo che ha diritto di parlare, di lavorare e di vivere senza aver paura.